Dalla memoria al movimento, dalle relazioni all’umore: scopriamo perché il gioco è molto più di un passatempo e quale ruolo può avere nella vita quotidiana delle comunità integrate.
C’è chi non gioca più da quando era bambino. Le carte, i dadi, i giochi di società e le piccole sfide con gli amici sono ricordi legati all’infanzia, a un tempo in cui giocare era una delle attività più naturali della giornata.
Poi si cresce, arrivano il lavoro, la famiglia e le responsabilità. Il gioco lascia spazio ad altre occupazioni e, per molte persone, finisce per scomparire dalla quotidianità.
Nella terza età, il gioco può tornare ad avere un ruolo importante. Non soltanto come occasione di svago, ma come attività capace di stimolare diverse abilità, favorire le relazioni e offrire momenti di divertimento e partecipazione.
Nelle comunità integrate della Cooperativa Sociale ADI 2009, il coinvolgimento degli ospiti attraverso il gioco e attività ludiche e ricreative fa parte della vita quotidiana.
Una partita a tombola, un gioco di carte, un quiz musicale o una piccola sfida con la palla possono sembrare attività semplici. In realtà, ciascuna di esse offre l’opportunità di mettere in movimento qualcosa: la memoria, l’attenzione, il corpo, le emozioni e il desiderio di stare insieme.
Perché prendersi cura di una persona anziana significa anche continuare a offrirle occasioni per divertirsi, esprimere le proprie capacità e sentirsi parte della comunità.
Giocare per tenere attiva la mente: memoria, attenzione e concentrazione
Una partita a carte non richiede soltanto di conoscere le regole. Bisogna osservare, ricordare, scegliere e prestare attenzione a ciò che fanno gli altri giocatori.
Anche una semplice tombola coinvolge diverse abilità: ascoltare i numeri, riconoscerli sulla cartella, controllare le caselle e mantenere la concentrazione fino alla fine della partita.
Sono piccoli esercizi mentali che, inseriti in un contesto piacevole, possono contribuire a mantenere attive le capacità cognitive.
Giochi di parole, indovinelli, puzzle e quiz possono sollecitare il linguaggio, il ragionamento, la memoria e l’attenzione. Naturalmente, ogni attività coinvolge capacità differenti e può essere adattata alle possibilità dei partecipanti.
Cosa dice la ricerca scientifica?
Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2025 sul Journal of Clinical Neuroscience ha analizzato 23 studi clinici randomizzati, per un totale di 1.293 partecipanti anziani. I ricercatori hanno esaminato gli effetti di diverse attività ricreative, tra cui giochi di carte, mahjong e giochi digitali, riscontrando benefici su alcuni indicatori di memoria, funzionamento cognitivo e qualità della vita.
Un’altra importante revisione, pubblicata dalla Cochrane nel 2023, ha esaminato 37 studi che coinvolgevano complessivamente 2.766 persone con demenza lieve o moderata. I risultati indicano che programmi strutturati di stimolazione cognitiva, comprendenti anche giochi e attività di gruppo, possono produrre piccoli benefici cognitivi a breve termine e miglioramenti nella comunicazione e nell’interazione sociale.
Questi risultati non significano che una partita possa prevenire o curare le malattie neurodegenerative. Mostrano, però, il valore delle attività che permettono alle persone anziane di continuare a utilizzare e stimolare le proprie capacità.
Il gioco diventa così un modo piacevole per mantenere la mente impegnata, senza trasformare ogni attività in un esercizio o in una prova da superare.
Il gioco e l’umore: il piacere di divertirsi insieme
Il divertimento non è un bisogno esclusivo dell’infanzia.
Anche durante la terza età, ridere, scherzare, partecipare a una sfida o raggiungere un piccolo obiettivo possono rendere più piacevole la giornata.
Nella vita di una comunità integrata, i momenti ricreativi offrono agli ospiti la possibilità di vivere esperienze diverse dalla normale routine quotidiana.
C’è chi si appassiona a una partita e vuole assolutamente vincere. Chi partecipa soprattutto per stare in compagnia. Chi si diverte a osservare gli altri e interviene con una battuta al momento giusto.
Il valore di queste attività non dipende necessariamente dal risultato. Sta anche nel piacere di essere coinvolti, nella soddisfazione di riuscire in qualcosa e nella possibilità di condividere emozioni positive.
Le ricerche sulle attività ricreative personalizzate nelle strutture assistenziali suggeriscono possibili benefici su alcuni aspetti del comportamento delle persone con demenza, tra cui una lieve riduzione dell’agitazione. Le prove relative a miglioramenti stabili dell’umore sono ancora incerte, ma sottolineano l’importanza di proporre attività significative per la singola persona.
Questo ci ricorda un principio fondamentale: non tutte le persone si divertono allo stesso modo.
Per qualcuno il gioco ideale è una tombola animata, per altri una tranquilla partita a carte. Qualcuno ama le sfide di memoria, qualcun altro preferisce partecipare a un’attività musicale.
Offrire occasioni di divertimento significa anche rispettare queste differenze.

Quando il movimento diventa un gioco
Il gioco può coinvolgere non soltanto la mente, ma anche il corpo.
Con l’avanzare dell’età, mantenersi attivi diventa particolarmente importante. Il movimento contribuisce al benessere fisico e al mantenimento delle capacità funzionali, anche quando deve essere adattato a condizioni di ridotta mobilità.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda alle persone anziane di praticare regolarmente attività fisica, adeguando gli esercizi alle proprie capacità. Le linee guida ricordano anche che fare un po’ di movimento è preferibile a non farne affatto.
Non è sempre necessario svolgere attività impegnative. Anche il gioco può offrire occasioni per muoversi.
Passare un pallone morbido, centrare un bersaglio, lanciare una palla in un contenitore o partecipare a semplici giochi di coordinazione possono coinvolgere diverse abilità motorie.
Queste attività possono essere organizzate anche da seduti, permettendo la partecipazione di persone che hanno difficoltà a camminare o a mantenere a lungo la posizione eretta.
Il movimento viene così inserito in un’esperienza piacevole, condivisa con altre persone.
Nelle comunità integrate è importante che le attività vengano sempre adattate alle condizioni e alle possibilità degli ospiti, con il supporto degli operatori e, quando necessario, dei professionisti sanitari.
L’obiettivo non è chiedere a tutti di fare le stesse cose, ma offrire a ciascuno la possibilità di partecipare secondo le proprie capacità.
Giocare insieme per coltivare le relazioni
Una partita non è fatta soltanto di carte, pedine e numeri.
È fatta anche di sguardi, conversazioni, battute e piccoli momenti di complicità.
In una comunità integrata, il gioco può diventare un’occasione per conoscersi meglio e costruire relazioni tra gli ospiti.
Durante un’attività condivisa si impara a conoscere il carattere degli altri, si scoprono interessi comuni, si collabora e si condivide il piacere di stare insieme.
Questi momenti aiutano a rendere la struttura non soltanto un luogo in cui ricevere assistenza, ma una comunità di persone che vivono esperienze e relazioni quotidiane.
Anche le linee guida NICE, elaborate nel Regno Unito per promuovere il benessere delle persone anziane residenti in strutture assistenziali, sottolineano l’importanza di offrire occasioni di partecipazione ad attività significative, capaci di favorire la salute e il benessere mentale.
Le attività dovrebbero essere scelte anche sulla base degli interessi e delle preferenze degli ospiti, incoraggiandone la partecipazione e contribuendo a mantenere le relazioni sociali.
In questo senso, anche una semplice partita può diventare qualcosa di importante.
Non importa necessariamente chi vince. A volte il risultato più bello è aver trascorso un pomeriggio in compagnia.

Giocare con i ricordi: quando la memoria diventa condivisione
Ci sono giochi che possono offrire anche l’opportunità di raccontare e condividere la propria storia.
Basta ascoltare una canzone conosciuta, osservare una vecchia fotografia o riconoscere un oggetto del passato per aprire una conversazione.
«Ti ricordi questa canzone?» «Come si chiamava quel cantante?» «Chi di voi usava questo oggetto?»
Domande semplici che possono diventare il punto di partenza per raccontare episodi della propria giovinezza, ricordare persone care o condividere esperienze con gli altri ospiti.
I quiz musicali, i giochi con le fotografie e le attività legate agli oggetti del passato possono coinvolgere la memoria autobiografica e favorire la comunicazione.
Questo approccio richiama la reminiscenza, utilizzata anche in programmi strutturati rivolti alle persone con demenza.
Una revisione Cochrane del 2018 ha riscontrato che, in determinate condizioni, gli interventi strutturati di reminiscenza possono produrre piccoli benefici sulla qualità della vita, sulla comunicazione e su alcune funzioni cognitive delle persone con demenza. I risultati variano a seconda delle modalità di svolgimento e del contesto.
Naturalmente, un semplice quiz musicale non equivale a un intervento terapeutico strutturato.
Rimane però un’occasione per valorizzare le esperienze personali, stimolare il dialogo e permettere agli ospiti di condividere qualcosa di sé.
Perché dietro ogni persona anziana c’è una storia, e ogni occasione per raccontarla può arricchire la vita della comunità.
Ogni ospite ha il suo gioco: l’importanza delle attività personalizzate
Uno degli aspetti più importanti nell’organizzazione delle attività ricreative è la capacità di adattarle alle persone che vi partecipano.
Non esiste un gioco adatto a tutti, così come non esiste un unico modo di invecchiare.
Ogni ospite porta con sé una storia, interessi, abitudini e capacità differenti. Alcune persone amano la competizione, altre preferiscono attività collaborative. C’è chi ha una buona autonomia motoria e chi necessita di maggiore supporto. Chi partecipa con entusiasmo a un gruppo numeroso e chi si trova meglio in attività più tranquille.
Per questo è importante proporre esperienze diversificate, che tengano conto delle preferenze individuali e permettano a ciascuno di sentirsi coinvolto.
Anche le regole e le modalità di un gioco possono essere adattate: utilizzare carte più grandi, rendere i turni più semplici, scegliere materiali facili da manipolare o prevedere attività da svolgere seduti.
L’obiettivo non è la prestazione, ma la partecipazione.
Un ospite che non riesce a completare un gioco può comunque divertirsi, interagire con gli altri e sentirsi parte dell’attività.
Allo stesso modo, è importante rispettare anche chi preferisce osservare o non partecipare in un determinato momento.
Il gioco deve rimanere un’esperienza piacevole, mai un obbligo.
Il gioco nelle comunità integrate ADI 2009: prendersi cura significa anche far stare bene
Nelle comunità integrate della Cooperativa Sociale ADI 2009, le attività ludiche e ricreative rappresentano occasioni per coinvolgere gli ospiti e rendere più ricca la loro quotidianità.
Il gioco permette di lavorare su diversi aspetti del benessere della persona, senza perdere di vista ciò che lo rende speciale: il piacere di divertirsi.
È un’occasione per esercitare la mente, incoraggiare il movimento, coltivare le relazioni e trascorrere momenti piacevoli insieme.
Ma è anche qualcosa di più.
Significa continuare a sentirsi protagonisti della propria giornata, avere qualcosa da aspettare con piacere, scoprire nuovi interessi e condividere esperienze con le persone che ci circondano.
L’assistenza agli anziani, infatti, non riguarda soltanto i bisogni sanitari e le necessità quotidiane. Comprende anche l’attenzione alla dimensione emotiva, sociale e relazionale della persona.
Nelle nostre comunità, le attività ricreative contribuiscono a questo obiettivo, offrendo agli ospiti opportunità di partecipazione e di vita condivisa.
Da bambini giochiamo per crescere. Da anziani possiamo continuare a giocare per stare bene.
Perché il gioco non ha età. E il piacere di divertirsi insieme non dovrebbe averne mai una.
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La Cooperativa Sociale ADI 2009 si prende cura delle persone anziane attraverso un’assistenza attenta ai bisogni individuali, in ambienti pensati per favorire il benessere, le relazioni e la partecipazione alla vita quotidiana.
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Riferimenti scientifici
1. Woods B. et al. (2023). Cognitive stimulation to improve cognitive functioning in people with dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews. DOI: 10.1002/14651858.CD005562.pub3.
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3. Kukkohovi S. et al. (2023). The effectiveness of digital gaming on the functioning and activity of older people living in long-term care facilities: a systematic review and meta-analysis. Aging Clinical and Experimental Research. DOI: 10.1007/s40520-023-02459-y.
4. Organizzazione Mondiale della Sanità (2020). WHO Guidelines on Physical Activity and Sedentary Behaviour.
5. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Mental wellbeing of older people in care homes – Participation in meaningful activity.
